Fondazione Napoli Novantanove
 

Progetti Speciali

Concorso Nazionale Verso il 150° anniversario dell'Unità d'Italia: identità nazionale e culture a confronto

2009 - 2010

 

 

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Concorso nazionale anni scolastici 
2009-2010 e 2010-2011


UNO SPOT PER L'ITALIA

Hanno aderito al Concorso 52 comuni italiani di 11 regioni della Rete Nazionale de La Scuola adotta un monumento®, con 192 Istituti e 540 classi, di cui a Napoli e Campania 58 scuole, 35 superiori e 23 tra primarie e secondarie di primo grado, per un totale di 144 classi.

Quando l’Italia iniziò il suo percorso di unificazione nazionale, emergeva da una complicata geografia di Stati con storie, tradizioni, culture diverse e radicate ciascuna in vicende secolari. Eredi di tradizioni altissime - città e regioni avevano avuto un ruolo straordinario nell’arte come nell’economia, nelle età medioevale e nell’età moderna – erano, inoltre, espressione di una successione di civiltà che si possono ancora scorgere nelle rovine, nelle pietre antiche che segnano e stratificano il nostro territorio: le vestigia greche cui seguono quelle romane e poi ancora quelle bizantine e via via tutte le civiltà che hanno attraversato la penisola.
Tutto ciò si esprimeva in identità locali molto forti. L’Unità d’Italia dovette fare i conti con questa lunga storia. Nell’Ottocento lo stato italiano, come d’altro canto gli stati europei, scelse di costruire un’immagine nazionale unificante, che mirava ad attutire e a eliminare le differenze. Ci furono anche competizioni fra territori, contraddizioni e sofferenze. Non sempre tutte le manifestazioni locali di cultura trovarono spazio ed espressione nel mito nazionale che si andava costruendo. Ciò nonostante in questi 150 anni queste culture si sono espresse e hanno dialogato, dando all’identità italiana una profondità e una complessità che ne costituisce la ricchezza, la caratteristica precipua. In quale altro paese europeo si possono trovare i segni di tante civiltà, di tante storie, tenute insieme da un sentimento di appartenenza a una cultura condivisa? 
E quando pensiamo alle diversità non dobbiamo pensare solo alle opere d’arte più note, ma ai manufatti, alle opere che nascono dalla complessità e dalla ricchezza della nostra geografia, che può esprimere una cultura di montagna, che dall’arco alpino attraversa tutta la penisola con caratteristiche peculiari, una cultura di pianura (anzi di pianure settentrionali e mediterranee), e infine una cultura del mare, anch’essa frastagliata e ricca di storia.

Di fronte alla complessità determinata dal confronto tra le genti di città e di campagna, tra nord e sud, dalle migrazioni interne ricorrenti, con il sorgere e il riassorbirsi di conflitti sociali, è opportuno ricordare che proprio le città sono state il primo luogo di incontro tra identità differenti.
In Italia questo avvenne già con la nascita delle polis greche, che seppero avvalersi di nuovi fermenti culturali senza rinunciare alle tradizioni dei luoghi. I coloni greci furono infatti in grado di aprire le loro menti ad un lavoro di ricerca ed esplorazione delle culture e dei modi di vivere diversi dai propri e da questo incontro si sviluppò la base della cultura europea moderna.
Anche le nostre generazioni debbono utilizzare la memoria: la consapevolezza della storia diventa costruttrice di identità, individuale e collettiva, e permette di attivare e oggettivare l’incontro tra punti di vista differenti, tra individuo e comunità, tra conoscenze e culture differenti, fra locale e globale. 
Analizzare e scoprire la propria città di residenza e intenderla come un organismo, quindi non statica, ma dinamica, come laboratorio in cui si sviluppa un costante contatto e confronto, dove le identità plurime sono, al contempo, fonte di sicurezza e orgoglio, al loro interno e fonte di incertezza, nel loro reciproco incontro, diviene un compito non eludibile. 
Infatti tutti coloro che vivono in un centro urbano, giovani e adulti, vogliono essere considerati cittadini, dalle istituzioni locali e nazionali, detentori di diritti; ma contemporaneamente portano in sé gesti, comportamenti, riti, doveri derivati da tradizioni familiari o di gruppo, che hanno radici nella storia della propria terra di origine e di provenienza. E talvolta i nuovi diritti sono in contrasto con usanze d’origine.

Ci si chiede dunque se differenze di abitudini, di usi, di lingua, di colore della pelle possano perdere l’aspetto apocalittico, da scontro di civiltà, ed assumere invece un significato positivo e utile, pur complesso, derivato da migrazioni create (come nel passato) dal bisogno di sopravvivenza o dal desiderio di una vita migliore, ma oggi favorite dalla accresciuta circolazione delle informazioni e facilitate dai mezzi di comunicazione e trasporto, conquiste e frutto, queste, del progresso tecnologico e dell’ingegno e dei sogni degli uomini e delle donne.

Il viaggio alla ricerca del senso che la parola cittadinanza oggi ricopre si caratterizza, quindi, come interstizio sociale che porta il soggetto al confronto con l’altro, con l’alterità. Il viaggio rappresenta anche il movimento che contraddistingue le genti di quasi tutto il mondo e che nella nostra società si materializza nella costruzione di un’identità comune.
 

Riscoprire l’identità nazionale per i suoi aspetti molteplici è l’obiettivo di fondo indicato dal  concorso che qui si propone alle scuole, istituzione cui comunemente si attribuisce il compito di insegnare le regole del vivere e del convivere.

Parlare di convivenza civile e di cittadinanza significa sensibilizzare le menti e aprire gli orizzonti oltre il locale e il facilmente noto e conoscibile.

Per educare alla cittadinanza, non intesa come abito da indossare a seconda della funzione che si ricopre (studente, lavoratore, turista, tifoso…), ma come  alimento che nutre il nostro essere con se stessi e gli altri, è necessario affrontare la questione della e delle identità. Per ottenere ciò occorre partire dalla valorizzazione del patrimonio culturale e della memoria collettiva, da una condivisione storica.

Su queste basi per anni e fin dalla sua origine si è mosso e sviluppato il progetto La scuola adotta un Monumento®.

E oggi, con lo stesso spirito, la Fondazione Napoli Novantanove  lancia insieme al Comitato Italia 150 e alla Città di Torino una nuova sfida attraverso questo concorso che propone l’idea di viaggio come ricerca dei segni che l’ingresso di culture diverse, soprattutto negli ultimi 150 anni, e il confronto tra loro ha determinato e prodotto in ogni comunità; segni materiali e segni culturali.